LE EMOZIONI E LE PAROLE CHE USIAMO
Dopo aver parlato del diritto dei genitori a essere persone, sento il bisogno di soffermarmi su un passaggio altrettanto delicato e fondamentale: le emozioni e il modo in cui impariamo a nominarle, viverle e comunicarle.
Le emozioni attraversano la nostra quotidianità, spesso in modo silenzioso, e influenzano profondamente il clima relazionale in cui crescono i bambini. Portare attenzione a ciò che sentiamo non è solo un atto di cura verso noi stessi, ma anche un modo concreto per accompagnare chi ci sta accanto.
Questo articolo nasce come prosecuzione naturale di quella domanda iniziale: e tu, come stai?
Molte mamme che chiedono una consulenza si domandano come mai il proprio figlio o la propria figlia siano spesso arrabbiati, sfidanti, nervosi o ansiosi.
Sono domande legittime, che nascono dal desiderio di comprendere e di prendersi cura.
Quando domando loro come si sentono, noto spesso una leggera apnea… il respiro si blocca e arriva un’invisibile fatica.
Portare l’attenzione su ciò che si prova, sull’effetto che fa nel corpo, non è scontato, soprattutto all’inizio di un percorso.
Le emozioni sono contagiose e nella relazione si muovono continuamente, non per colpa o responsabilità di qualcuno, ma perché adulti e bambini condividono uno spazio emotivo comune.
Così può accadere che, quando ti senti un po’ giù, i tuoi figli riescano a percepire il tuo umore con grande sensibilità.
In questi casi, piuttosto che fare finta di nulla o cercare di nascondere la rabbia o la tristezza dietro un sorriso forzato, comunicare con semplicità e chiarezza il proprio stato d’animo — sollevando i bambini da qualsiasi responsabilità — diventa un atto di cura profondo.
Parlare ai tuoi figli di ciò che provi li rassicura e insegna loro che ogni persona attraversa momenti di paura, dolore e gioia, e che tutte queste emozioni hanno diritto di esistere.
Sempre più spesso, nel lavoro con le famiglie, emerge il tema dell’alfabetizzazione emotiva, ma ancora molti bambini si sentono dire: “non piangere, non ti arrabbiare”, oppure: “se continui così mi arrabbio sul serio” (come se la responsabilità di ciò che si prova fosse dell’altro e non propria), o ancora “non c’è bisogno di avere paura…”. Sono frasi assorbite da un linguaggio comune, che veicolano un messaggio carico di false credenze.
Non esistono emozioni positive o emozioni negative, ESISTONO LE EMOZIONI, che vanno ascoltate ed espresse. Mai represse.
Ogni emozione ti guida ad un’AZIONE e nell’azione c’è libertà di scelta e possibilità di ampliamento. Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità di un individuo e la famiglia è il primo laboratorio esperienziale in cui tuo figlio è immerso. Qui può scoprire che le emozioni sono la parte saggia del corpo e che è possibile ascoltarle senza venirne sopraffatti.
Accompagnare i bambini durante questo viaggio non significa proteggerli da ciò che sentono, ma offrire loro uno spazio in cui possano riconoscere, nominare ed esprimere ciò che accade dentro.
Questo percorso inizia sempre dall’adulto: dal modo in cui ascolta se stesso, dalle parole che sceglie, dalla possibilità di stare nelle emozioni senza giudicarle.
È un cammino fatto di presenza e di piccoli passi. Un cammino che non richiede la perfezione, ma disponibilità ad ascoltarsi e ascoltare l’altro.
Se senti che questo tema ti riguarda, sappi che non sei sola: imparare a stare nelle emozioni è un’esperienza che può essere condivisa e accompagnata.
Ti ringrazio per essere arrivata fino a qui 🙂
Evelina Cardinetti
